Energia: Italia in ritardo su eolico e solare Nel mercato globale delle fonti di energia rinnovabili, l'Italia registra un notevole ritardo nei settori piu' innovativi quali l'eolico e il solare, e per colmare questo gap il paese non puo' prescindere dal dotarsi di un quadro normativo chiaro e stabile.
E' quanto rileva il rapporto 2010 dell'Osservatorio Internazionale sull'Industria e la Finanza delle Rinnovabili (Oir).
Lo studio, patrocinato dal Gse e realizzato in collaborazione con Accenture e Unicredit Mediocredito Centrale, stima sui 162 miliardi di dollari gli investimenti realizzati a livello mondiale nel comparto delle rinnovabili nel 2009, anno nel quale tale flusso e' calato di appena il 6,4%, dimostrando una notevole tenuta in un quadro di crisi finanziaria internazionale.
Il mercato risulta dominato da grandi gruppi prevalentemente tedeschi, statunitensi e giapponesi - prosegue l'Oir - ma vede emergere con forza anche le imprese dei paesi in via di sviluppo, soprattutto Cina e India, grazie non solo ai prezzi molto competitivi ma anche ad una qualita' produttiva in costante miglioramento.
In questo contesto, l'industria italiana si rivela forte nelle tecnologie piu' tradizionali, con posizioni di leadership nell'idroelettrico e nel geotermico, e nella produzione di componenti di nicchia ad alto valore tecnologico, quali riduttori ed inverter.
Eccellenze - spiega l'Oir - che vengono pero' controbilanciate da pesanti gap in settori piu' innovativi come l'eolico e il fotovoltaico, dove l'Italia e' poco presente nelle principali componenti a valore aggiunto.
Il sistema paese, prosegue lo studio, sta cercando di colmare questo ritardo con investimenti in ricerca e sviluppo concentrati in particolare sul fotovoltaico a concentrazione, sul solare termodinamico, sull'eolico galleggiante e sui turbogeneratori Orc.
Gli investimenti in energie rinnovabili in Italia, sottolinea l'Oir, incontrano inoltre un freno in un quadro regolatorio in continuo mutamento, fattore al quale vanno aggiunte le lungaggini burocratiche legate alle fasi autorizzative e "zone d'ombra che, purtroppo, in molti casi circondano lo sviluppo iniziale dei progetti".
Da questo punto di vista, afferma l'Oir, il nostro paese dovrebbe ispirarsi al caso tedesco, contraddistinto da un quadro regolamentare stabile e trasparente, programmi pubblici di sostegno e promozione della ricerca applicata e una filiera industriale solida e dinamica.
24 / 06 / 2010
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