Fotovoltaico: la Germania taglia gli incentivi Il governo di Berlino ha annunciato un drastico taglio degli incentivi alla produzione di elettricità fotovoltaica per evitare il surriscaldamento del primo mercato mondiale di pannelli solari, provocando la rivolta delle industrie del settore.
In Germania gli incentivi prendono la forma di un prezzo garantito fissato dallo stato e i proprietari di pannelli sanno che potranno vendere per vent'anni l'elettricità prodotta a un prezzo estremamente favorevole.
Un privato che a gennaio installa un pannello sul suo tetto può rivendere all'utility locale l'energia che non consuma a 39 centesimi il chilowattora, a fronte di un prezzo di mercato di 5 centesimi: la differenza viene pagata in bolletta dal consumatore.
La legge tedesca prevede una revisione al ribasso del prezzo incentivato all'inizio di ogni anno. Ma oltre al calo progressivo già previsto il governo tedesco effettuerà tagli ulteriori, ha annunciato il ministro tedesco dell'Ambiente Norbert Roettgen. Il governo ad aprile imporrà una riduzione supplementare del 15% del prezzo garantito per i pannelli installati sui tetti, che sarà esteso a luglio agli impianti al suolo, ha spiegato il ministro in una conferenza stampa.
Coincidenza: la capitale tedesca non vede il sole da quattordici giorni, un record da 40 anni. Per gli impianti su terreni coltivabili il taglio della tariffa incentivata sarà del 25%, per evitare che gli agricoltori smettano di seminare grano per piantare pannelli. Perchè produrre elettricità con il fotovoltaico è diventato un vero affare in Germania.
Il prezzo garantito resta molto alto, ma il costo dei pannelli solari è crollato con l'arrivo sul mercato dei fabbricanti cinesi. Le nuove installazioni di pannelli solari lo scorso anno hanno raggiunto i 3.000 megawatt, quatto volte quanto previsto dalla BSW, la federazione del settore, facendo del paese il primo mercato del mondo.
"I tedeschi finanziano le fabbriche cinesi" ha detto di recente il ministro dell'Economia Rainer Bruederle, quando la Cina ha rubato alla Germania lo scettro di primo produttore mondiale di pannelli solari. Il surriscaldamento del mercato tocca direttamente i portafogli delle famiglie: secondo l'associazione del consumatori Vzbv i pannelli solari installati in Germania hanno un costo di 10 miliardi per le famiglie, mentre il fotovoltaico non rappresenta che l'uno per cento della produzione elettrica totale del paese.
L'annuncio ha causato una rivolta delle imprese del settore, che impiega 60.000 persone e teme una crisi come quella avvenuta in Spagna dopo la recente decisione di Madrid di chiudere il rubinetto dei sussidi. Passati nel giro di pochi anni dallo status di start up a quello di piccole multinazionali, i costruttori di celle fotovoltaiche, con sede soprattutto nell'ex Repubblica democratica, pagano questa crescita tumultuosa e soffrono della concorrenza asiatica. La BSW "mette in guardia contro un'ondata di fallimenti e una perdita di decine di migliaia di posti di lavoro".
Un taglio dei sussidi "così radicale e brutale priva le imprese del loro motivo di vita" afferma il direttore dell'Associazione Carsten Koernig. Il ministro dell'Ambiente invece afferma che "la riduzione del sostegno pubblico è l'espressione del successo del settore".
21 / 01 / 2010
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