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Rifiuti urbani: nuova tecnologia di trattamento che produce più energia e meno impatti per salute e ambiente


Fino al 6 per cento del fabbisogno energetico nazionale può essere coperto trasformando i rifiuti non riciclati in bioessicato Amabilis, un materiale che ha alte rese e bassi impatti su salute e ambiente.

E’ quanto riferisce una ricerca coordinata dall’Università di Milano-Bicocca e condotta in sette impianti del Sud Milano.

La ricerca, durata tre anni, è stata condotta in sette impianti di smaltimento dei rifiuti della società Ecodeco localizzati nelle province di Milano, Lodi e Pavia. Più precisamente, gli impianti interessati sono gli ITS (Intelligent transfer Station) situati a Lacchiarella (MI), Montanaso (LO), Corteolona (PV) e Giussago (PV), il Bioreattore di Corteolona e i due Termovalorizzatori di Corteolona e Giussago.

Lo studio, che ha preso in considerazione una modalità innovativa nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti urbani (RU) messa a confronto con quella tradizionale attualmente impiegata, è stato condotto su tre aspetti principali: impatti sulla salute umana, impatti sull’ambiente e recupero energetico.

La nuova tecnologia che prevede tre sottosistemi principali, il sistema ITS che trasforma i rifiuti indifferenziati in un nuovo materiale, il sistema New dove il nuovo materiale viene stoccato e utilizzato per produrre biogas (metano) e il sistema Waste&Power, un termovalorizzatore di nuova generazione con alto potere calorico, permette il recupero di energia elettrica ricavabile dalla frazione residua dei RU dopo la raccolta differenziata.

Nei paesi a maggior reddito, infatti, circa il 30 per cento dei rifiuti urbani è raccolto separatamente e destinato a sistemi di riciclaggio, la frazione residua (70 per cento) è invece smaltita con diverse modalità ed eventuale recupero di energia. Con i sistemi attuali, però, le potenzialità di recupero energetico sono sfruttate solo in minima parte.

  • Più energia dai rifiuti non riciclati

Grazie al nuovo sistema di gestione studiato dalla ricerca, il rendimento di produzione di elettricità da rifiuti potrebbe salire dal 27-29 per cento degli impianti convenzionali a circa il 40 per cento per un termo-utilizzatore di grande taglia (capacità di trattamento 500.000 tonnellate di rifiuti all’anno).

In Italia, se tutti i rifiuti residui della raccolta differenziata (circa 20 milioni di tonnellate/anno) fossero termo-utilizzati in simili impianti, sarebbe teoricamente possibile produrre oltre 20.000 GWh elettrici, quindi il 6 per cento circa del consumo nazionale di elettricità.

Al centro della nuova tecnologia c’è il bioessiccato Amabilis, un composto creato grazie a uno speciale trattamento dei rifiuti urbani negli impianti ITS (Intelligent transfer Station). L’ITS con un processo di essiccazione biologica riduce il peso della frazione residua dei RU (dopo la differenziazione) del 30 per cento.

Il nuovo materiale, appunto il bioessiccato Amabilis, può essere utilizzato come combustibile nei termovalorizzatori o per la produzione di biogas, cioè di gas metano che ha un elevato grado di purezza. Dalla combustione del biogas, ottenuto da ogni tonnellata di bioessiccato Amabilis stoccato nel bireattore, vengono prodotti 60 KWh all’anno.

  • Gli impatti sulla salute

Le emissioni prodotte dal nuovo combustibile impiegato nel sistema di gestione studiato dalla ricerca sono risultate meno dannose rispetto a quelle prodotte dai tradizionali combustibili da rifiuto utilizzati nei tradizionali termovalorizzatori.

Ma il dato più interessante riguarda un sostanziale abbattimento delle polveri e delle sostanze inquinanti derivanti dall’intero processo di trattamento dei rifiuti. Questo miglioramento è dovuto alla diminuzione e all’ottimizzazione dei trasporti di combustibile da rifiuto necessari per l’alimentazione degli impianti di valorizzazione.

28 / 06 / 2010



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